The Wolf of Wall Street – Yuri D’onofrio

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E’ arrivato e ha la Sua impronta ovunque. Il nuovo film di Martin Scorsese e la sua reinterpretazione del mondo. E stavolta è il mondo degli anni ’80 (significativi più che mai per il regista) a farne le spese. E come spiega nell’ultima sua autobiografia, è un decennio che lo segna. Dopo la pietra miliare Toro scatenato, era cominciata la discesa, fatta di flop al botteghino e feroci scontri con giornalisti e critica culminata con l’uscita nel 1988 de L’ultima tentazione di Cristo (Film in uscita nell’83 ma poi rimandato con una perdita di oltre 5 milioni di dollari).

Sono dovuti passare 26 anni,un valanga di capolavori e meritati premi, ma finalmente si è preso la sua rivincita che ha un lontano sapore di vendetta. E assolutamente senza freni ne censure.

The Wolf of Wall Street è un vero e proprio tzunami di qualsiasi cosa vi venga in mente di quegli istrionici anni portati all’eccesso. Con questo film il regista newyorkese si scaglia contro tutti i paradossi umani, gli arrampicatori sociali, gli squali finanziari pluri— opportunisti e il vanesio mondo che circonda tutto questo teatro andato in scena all’epoca. E più i secondi passano più ci si rende conto che a Scorsese non interessa realmente un linea precisa né una coerenza narrativa vera e propria. Tutto quello che ha assorbito in quel decennio lo restituisce come un prodotto grezzo e rozzo, senza mezzi termini o parole sussurrate. Un perfetto esempio della graticola che evidentemente erode il ricordo di quegli anni del regista. In questa massa di tutto e di nulla scintillante, emerge un maestoso Leonardo Di Caprio, sempre più a suo agio nei ruoli in “giacca e cravatta”, nei panni di un giovane rampante broker finanziario. La storia di ascesa e caduta di questo molto umano personaggio è un turbinio assordante di autodistruzione e perversione, accostabile solamente a quello di famose rock star.
Nelle sue tre ore di immersione, The Wolf of Wall Street sbatte in faccia i personaggi con un irriverenza così ostentata che paiono urlare “Questi sono gli anni ’80. Vogliamo vivere alla grande e questo è quello che siamo disposti a fare. Quello che, al nostro posto, avresti fatto anche tu.” E allora tutto comincia ad avere un senso. Perché questa è la chiave con film di Scorsese. Non basta guardarli. Bisogna “essere” uno dei protagonisti.

Aggiungendo degli ottimi Jonah Hill, Kyle Chandler, Margot Robbie, John Bernthal, Jean Dujardin, e un filmicamente invecchiato Matthew McConaughey, otteniamo un cast che sembra importato apposta da queli anni per regalarci questo scorcio di follia e genialità.

The Wolf of Wall Strett non è stato creato da Martin Scorsese: era già nella sua testa sottoforma di trasandata esperienza personale. Lui l’ha solo estratto dal suo cranio e l’ha condiviso con noi regalandoci un pezzo di se stesso e di qualcosa che altrimenti avremmo solo potuto immaginare.

Yuri Donofrio